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Se Quintino Sella fosse al MISE
lbasa
#1 Inviato : venerdì 1 aprile 2016 21:59:44
Grado: Classe B

Iscritto: 12/10/2013
Messaggi: 664
Località: Prato
Nel settore delle professioni tecniche la settimana uscente è certamente segnata dalla notizia delle dimisisoni del Ministro per lo Sviluppo Economico: il suo ministero (MISE) assume infatti il cardine della politica tecnica di questo Pese.
Le dimissioni sono motivate da ragioni di opportunita a seguito di inchiesta giudiziaria con intercettazioni nelle quali si ipotizzano operazioni di favoreggiamento e conflitto di interessi.

Sono argomenti che spesso non incidono più nelle nostre coscienze: quante volte ci raccontiamo che "succede sempre", quante volte ripensiamo a quando "abbiamo fatto pappa e ciccia pure noi", quante volte ci limitiamo a concludere "se non si fa così, in quest'Italia non si lavora". Eccetera Eccetera.

Il non più Ministro ha così informato il Capo dell'Esecutivo:"Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese".

Il capo dell'Esecutivo risponde al Paese:"... Quando ero sindaco di Firenze chiesi le dimissioni del ministro Cancellieri per una telefonata inopportuna. Le dimissioni non arrivarono. Il governo di allora decise altrimenti. Noi invece agiamo diversamente. Qualcosa è cambiato, l’Italia non è più quella di una volta. Per una telefonata inopportuna ora ci si dimette".

Quindi la telefonata è solo "inopportuna"?
Quindi l'Italia di ora non è più come una volta?
Ha ragione, ma non per quello che Egli pensa.

Alle scuole dell'obbligo abbiamo imparato a memoria alcuni nomi della storia d'Italia: uno di questi è il nome di Quintino Sella. Quante volte salta fuori questo nome .... nei nomi delle vie, nei quiz televisivi ... ma chi è stato veramente?

Quintino Sella è stato Ministro delle Finanze durante il primo periodo della nuova Italia, cioè il periodo del Regno d'Italia; era di famiglia imprenditrice (Lanifici a quel tempo, attualmente la famiglia Sella da il nome alla Banca Sella che fra le altre cose garantisce alcune transazioni di pagamento elettronico), ed è stato ministro in tre occasioni.

Appena nominato al suo secondo mandato nel 1864, Quintino Sella scrive a suo fratello Giuseppe Venanzio (a quel tempo entrambi nella società di famiglia) una lettera, nella quale rifletteva sulla necessità di uscire dallo statuto societario famigliare in quanto neo ministro; tenendo conto delle situazioni di guerra di quel periodo egli scrive con franchezza:
"...non avrei tempo in questo momento di introdurre altre modificazioni nell’atto nostro di società, perché mi ci vorrebbe qualche ora di studio, mentre non posso disporre di minuti ..."

Ma soprattutto scrive alla fine, a suo fratello (non al suo compagno):
"... Dammi l’impegno d’onore che per tutto il tempo in cui rimango al Ministero non farai alcun contratto con il Governo".
Il fratello di Quintino Sella accettò l’impegno, ritenendolo congruo sacrificio rispetto a quelli già assunti da Quintino per il bene dello stato.

Più tardi, da semplice Deputato, Quintino Sella trovò il tempo di far emendare lo statuto della società di famiglia (per chi vuole documentarsi: la Ditta Maurizio Sella di Biella) con un codicillo che, in articolo unico, recitava più o meno così: “La Ditta Maurizio Sella non concorrerà più ad alcuna provvista o contratto con Governo finchè il fratello Quintino sarà Deputato al Parlamento”.

E' vero: l'Italia di ora non è più come una volta.
Ed a chi ha recitato questa frase da Washington io aggiungo:
L'ignorante sa poco.
L'ignorante presuntuoso non sa niente.


garcangeli
#2 Inviato : venerdì 1 aprile 2016 23:54:22
Grado: Classe A1


Iscritto: 05/02/2014
Messaggi: 1.280
Località: Roma
ThumpUp

L'onore, almeno una volta, qualcosa contava....
albertop
#3 Inviato : domenica 3 aprile 2016 17:30:47
Grado: Classe A3


Iscritto: 20/12/2001
Messaggi: 5.625
Località: Bevilacqua, VR
Credo che l'italia vera non sia quella di Quintino Sella (mi sono informato: primo governo Sella nel 1862) ma quella di esattamente un secolo dopo. Questa è la vera italia:



Da anni si lascia che personaggi ambigui e dubbi si arricchiscano o assumano potere (con la complicità anche della non certezza della pena). I medesimi personaggi diventano giorno dopo giorno sempre più famosi ed influenti. Fino a diventare eroi per le giovani generazioni.
La meritocrazia dov'è? Un sostantivo che solo gli americani possono permettersi? Ecco come la definisce Treccani:

Concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e spec. le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro; il termine, coniato negli Stati Uniti, è stato introdotto in Italia negli anni Settanta con riferimento a sistemi di valutazione scolastica basati sul merito (ma ritenuti tali da discriminare chi non provenga da un ambiente familiare adeguato) e alla tendenza a premiare, nel mondo del lavoro, chi si distingua per impegno e capacità nei confronti di altri, ai quali sarebbe negato in qualche modo il diritto al lavoro e a un reddito dignitoso. Altri hanno invece usato il termine con connotazione positiva, intendendo la concezione meritocratica come una valida alternativa sia alle possibili degenerazioni dell’egualitarismo sia alla diffusione di sistemi clientelari nell’assegnazione dei posti di responsabilità.

Credo che questa definizione faccia sorridere tutti in italia. Personalmente lo vedo tutti i giorni: un qualunque giovane che entra nel mondo del lavoro, vedrà vincenti personaggi che di meritocratico hanno ben poco. Che pensiero ne deve trarre il giovane? Che pensiero trasmetterà poi a suo figlio? Personalmente ritengo che i Guidi, i Boschi, etc... sono i perfetti rappresentanti della nostra italietta.
Non c'è soluzione. "Siamo fatti così" (come la canzoncina di una serie cartoons di qualche tempo fa).
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